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Il Triangolo delle Bermuda

Il Triangolo delle Bermuda, noto anche con i nomi di Triangolo maledetto e Limbo dei dispersi, è una zona dell’Oceano Atlantico compresa fra le Bermuda, Puerto Rico e parte della Florida, nella quale sono inspiegabilmente scomparsi, da molti anni, oltre cinquanta navi e venti aerei.
Di loro si sapeva con esattezza il luogo di partenza e la destinazione prevista. Poi più nulla. Interrotti i collegamenti più o meno bruscamente, iniziavano ricerche sistematiche nella presumibile zona dell’incidente, ma sempre senza risultato.

GLI EPISODI

Nel 1840 la Rosalie, una nave mercantile francese partita dall’Europa e diretta nei Caraibi venne ritrovata completamente deserta, mancavano infatti tutti gli uomini che si dovevano trovavano a bordo. Di vivo c’era solo un canarino nella sua gabbia.
Ad aumentare il mistero c’era poi la circostanza che sulla Rosalie tutto appariva in perfetto ordine, sia sui ponti, sia sottocoperta, così come i locali dei passeggeri e tutto il carico nella stiva non erano stati manomessi.. A quel tempo gli atti di pirateria non erano certo infrequenti, ma sembrava strano che chi avesse assaltato la nave avesse rapito le persone senza impadronirsi della nave stessa e del carico. Anche le scialuppe erano al loro posto. Non si capiva perciò come la gente avesse potuto abbandonare lo scafo né il motivo per cui si sarebbe gettata in mare, come per un raptus collettivo.

La Mary Celeste è forse il caso più conosciuto di una nave ritrovata deserta nell’oceano. Nel 1872 venne avvistata da un bastimento inglese che la abbordò mentre andava alla deriva e la prese come bottino, senza porsi molti interrogativi sulla stranezza di quell’incontro. Anche qui era tutto in ordine, non mancava nulla: viveri, acqua, effetti personali dell’equipaggio. Solo la cabina del capitano appariva chiusa da travi, come se questi avesse voluto barricarsi all’interno. Da dove fosse poi uscito era comunque difficile immaginare.
La Mary Celeste portava un carico di alcool stivato in botti, e così si pensò alla possibilità di un incendio a bordo, poi subito rientrato per la caratteristica dell’alcool di estinguersi dopo una breve fiammata. Forse tutti si erano gettati in mare presi dal panico alla vista del fuoco e non erano poi più risusciti a raggiungere la nave che si era allontanata con le vele al vento. Comunque sia rimane un’ ipotesi poco convincente che non può dare una valida spiegazione della tragedia avvenuta.

Sempre nella serie delle navi trovate abbandonate inspiegabilmente, c’è il racconto del 1881 del capitano della nave americana Ellen Austin.
Viaggiando in pienoAtlantico del nord, in una regione che dovrebbe corrispondere al margine est del triangolo, la Ellen Austin incontrò un bastimento a due alberi chiaramente senza equipaggio. Anche questa volta era tutto in ordine, le vele erano ammainate ma perfettamente pronte per le manovre.
Alcuni uomini della Ellen Austin vennero  trasferiti a bordo per prenderne possesso e rimorchiarlo. Il viaggio in tandem era da poco iniziato quando le condizioni del mare peggiorarono, tanto che i cavi di rimorchio si ruppero e i due scafi si persero di vista. Solo alcuni giorni dopo l’Ellen Austin ritrovò il bastimento, che risultò però di nuovo deserto in quanto gli uomini trasbordati dalla Ellen Austin erano tutti scomparsi.
Nessun segno fu trovato per far luce su quanto poteva essere accaduto.
Una seconda volta alcuni volontari salirono a bordo della goletta, evidentemente dietro le pressioni del capitano che voleva a tutti i costi impadronirsene attirato dal grosso guadagno. Ma anche questa volta le due navi non andarono molto lontano.
Una seconda tempesta le divise e da allora né il secondo equipaggio né il bottino furono ritrovati.

Anche la nave Cyclops scomparve misteriosamente nel marzo del 1918 mentre si trovava nel triangolo. C’erano a bordo più di 300 uomini, tutti della marina degli Stati Uniti. Si trattava di una nave da guerra e poiché si era in pieno conflitto mondiale, tra le ipotesi della scomparsa, si prendeva in considerazione un possibile attacco di sommergibili tedeschi.
Accurate indagini svolte dopo la fine della guerra portarono però a escludere questa eventualità. Anche la marina statunitense organizzò estese ricerche durate alcuni mesi, ma ogni tentativo fu inutile.

Nel 1945 si verificò il più inspiegabile degli incidenti, che coinvolse un’intera squadriglia di apparecchi dell’aviazione statunitense. L’episodio accadde esattamente il 5 dicembre durante una missione addestrativa. Cinque apparecchi da caccia Grumman presero i volo dalla base di Fort Lauderdale, una ventina di chilometri a nord di Miami.
Questi dovevano andare a bersagliare un pontone situato sul basso fondale corallino che circonda il Grande Banco delle Bahamas. Avrebbero poi percorso una rotta a nord, prima di tornare alla loro base. Una missione semplice senza rischi, di assoluta routine, come molte altre che venivano fatte ogni giorno.
Questa volta invece le cose presero una piega imprevista e drammatica.
Poco più di un’ora dopo il decollo, quando già l’esercitazione di tiro era stata compiuta e i cinque aeroplani erano sulla via del ritorno, arrivò a Fort Lauderdale un messaggio allarmante. Il comandante comunicava alla base che non riusciva a determinare la propria posizione.  Gli strumenti di bordo di tutti gli apparecchi sembravano impazziti. Anche la costa della Florida, presumibilmente vicina, era scomparsa dalla vista. Venne mantenuto il collegamento radio e a terra fu presto chiaro che qualcosa di molto strano stava accadendo ai caccia in volo.
Il capo squadriglia non riusciva a dare alcuna indicazione sulla propria posizione e lo stesso accadeva anche agli altri quattro apparecchi che viaggiavano alla cieca, esaurendo fatalmente il carburante. A un certo punto il contatto radio finì.
Dagli ultimi messaggi si poteva supporre che la squadriglia fosse finita sopra il golfo del Messico, ma in questo caso non si riusciva a capire come i piloti non avessero visto la terra sottostante, mentre sorvolavano la Florida da est ad ovest, dato che le condizioni del tempo erano buone e la visibilità era perfetta. Decollarono quello stesso pomeriggio vari aerei di soccorso, tra cui un grosso idrovolante Martin Mariner, che iniziarono a perlustrare la zona senza tuttavia sapere dove indirizzare esattamente le loro ricerche.
I cinque Grumman potevano essere finiti in qualsiasi luogo e aver avuto problemi, perché l’autonomia del carburante  si era esaurita. Una grave disgrazia sembrava ormai certa, a meno che qualcuno dei piloti non fosse riuscito ad ammarare e a mettersi in salvo con un tipo speciale di zatterino di cui ogni aereo era dotato. Oltretutto, poco dopo la partenza dei primi soccorsi si ebbe un messaggio in cui il comandante dell’idrovolante Martin Mariner annunciava di essere in difficoltà a causa dei venti molto forti incontrati in quota.
Nessun’altra comunicazione giunse dal Martin Mariner anch’esso scomparso come gli altri.
Il numero degli aerei persi salì a sei.
All’alba del giorno dopo iniziò un’operazione di ricerca senza precedenti, con centinaia di aerei, navi, sottomarini e vedette della guardia costiera. Ma pur continuando per diverse settimane, questa gigantesca operazione aeronavale non dette il minimo risultato.

Sorte non migliore toccò all’Anita, la più grande nave da carico che sparì nel Triangolo nel 1973 senza lasciare traccia.

Il mistero crebbe, insieme al numero delle congetture che venivano tentate per spiegare in qualche modo l’accaduto. Di razionale, di logico, di comprovabile non c’era nulla e allora si entrò inevitabilmente nel mistero. Si parlò di astronavi e di extraterrestri che avrebbero avuto imprecisati interessi a interferire nell’attività delle navi ed aerei prelevandoli letteralmente dal nostro pianeta per portarli chissà dove. Si citava Einstein e si parlava di altre dimensioni per suggerire la credibilità di queste ipotesi. Si parlò anche di Atlantide (le cui vestigia si troverebbero nelle acque delle Bahamas) e dei suoi abitanti che sembrava disponessero di una fonte energetica di origine aliena.
Vennero fatte delle ricerche per trovare dei reperti che confermassero l’esistenza del continente perduto e nel 1969 l’archeologo subacqueo Manson Valentine trovò una grande formazione costituita da blocchi di roccia (rettangolari molto regolari, più che formati da un’erosione sembravano opera dell’uomo). In questo tipo di struttura che si estendeva per centinaia di metri, Manson notò resti di una larga strada e di un tempio, appartenenti, secondo lui, a una civiltà mai documentata.

I casi irrisolti del Triangolo, occupano un lasso di tempo che va dal 1742 (anno in cui lo stesso Colombo che partì alla scoperta delle Americhe notò anomalie della bussola e lampi che cadevano in mare) al 2008.

Fonte(in cui si trova la lista delle numerose sparizioni):
http://www.new-dimension-software.com/temp/bermuda.php